Perché sono eccessivi gli allarmi sul calo della moneta unica europea

La discesa dell’euro rispetto al dollaro verso il livello di 1,20 ha destato allarmi eccessivi nei mercati finanziari internazionali. Certo, la moneta europea ieri ha raggiunto i minimi degli ultimi quattro anni, anche se poi si è attestato su un livello di 1,23. Ma alla sua emissione, la quotazione dell’euro col dollaro era proprio attorno al livello di 1,20. E che senso poteva avere un cambio dell’euro a quota 1,40-1,50 con il dollaro, in presenza di un tasso di disoccupazione dell’Eurozona che, prima della crisi, era superiore all’8 per cento mentre il tasso di crescita del pil era mediocre?
17 AGO 20
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La discesa dell’euro rispetto al dollaro verso il livello di 1,20 ha destato allarmi eccessivi nei mercati finanziari internazionali. Certo, la moneta europea ieri ha raggiunto i minimi degli ultimi quattro anni, anche se poi si è attestato su un livello di 1,23. Ma alla sua emissione, la quotazione dell’euro col dollaro era proprio attorno al livello di 1,20. E che senso poteva avere un cambio dell’euro a quota 1,40-1,50 con il dollaro, in presenza di un tasso di disoccupazione dell’Eurozona che, prima della crisi, era superiore all’8 per cento mentre il tasso di crescita del pil era mediocre? Chiaramente per gran parte dell’Eurozona quel cambio deprimeva le esportazioni, favoriva le importazioni, generava deindustrializzazione, impediva la riduzione della disoccupazione e abbassava la crescita. La Germania in surplus non traeva beneficio dal suo avanzo di commercio estero per la crescita e l’occupazione, perché esso non favoriva la convergenza dell’Europa orientale ai livelli dell’area occidentale e penalizzava le imprese ad alta intensità di lavoro. Inoltre questo cambio penalizzava gli stati dell’Eurozona con un’economia ad alta intensità di lavoro e, indebolendo le loro finanze pubbliche, poneva le premesse della successiva crisi del debito di Grecia, Spagna e Portogallo.
E’ quindi da considerare con attenzione quanto affermato ieri dal membro del board della Bce, Ewald Nowotny: l’euro si scambia in un range normale e non c’è ragione per essere isterici. D’altronde ci si potrebbe chiedere: perché mai l’euro dovrebbe valere il 20 per cento e passa in più del dollaro se gli Stati Uniti crescono a ritmo tre volte superiore? Se si guarda al passato si può notare che l’euro è stato tenuto in alto da un differenziale del tasso di sconto e da una bilancia commerciale tedesca attiva in maniera esorbitante. Per queste ragioni si può desumere che il cambio attuale della moneta unica europea, più che una crisi vera e propria dell’euro, denota il ritorno a una quota realistica del cambio. Ciò non significa che i mali dell’Europa non ci siano, anzi, ma concentrarsi solo sull’aspetto monetario è fuorviante.